Foto minori social

FOTO DEI MINORI SUI SOCIAL

Ha suscitato molta eco anche sui mezzi di stampa non specializzati una recente ordinanza del Tribunale di Mantova, del 20 settembre 2017, che ha condannato un genitore separato, su ricorso dell’altro, a rimuovere da un proprio profilo social foto che ritraevano i figli minori della coppia.

Come ha avuto modo di sottolineare anche l’Unione Europea nelle premesse – i cd. considerando – del nuovo Regolamento UE n. 679/2016 sulla tutela delle persone fisiche in ordine al trattamento e alla circolazione dei loro dati personali – Regolamento che si applicherà a far data dal 25 maggio 2018 – il diffondersi della tecnologia nel mondo della informazione o della comunicazione in senso lato – esistenza dei siti web, dei social media, dei giornali on-line e dei blog – impone sempre di più un contemperamento fra più diritti fondamentali egualmente riconosciuti dall’Unione Europea quali, per citare i principali che interagiscono in questo ambito, il diritto delle persone fisiche alla protezione dei dati personali, il diritto al rispetto della vita privata e familiare, il diritto alla libera informazione e il diritto alla libertà di iniziativa economica.

Il caso esaminato dal provvedimento del Tribunale di Mantova riguarda una fattispecie molto particolare, ovvero la pubblicazione e la diffusione di fotografie di figli minori, da parte di un genitore separato e co-affidatario, sul proprio profilo personale del social network Facebook; caso reso peculiare dalla circostanza che i coniugi si erano reciprocamente impegnati, nelle condizioni di separazione personale sottoscritte davanti al Tribunale, e da quest’ultimo omologate, a non pubblicare le foto dei figli minori sui social network, oltre che a rimuovere quelle precedentemente postate.

Avendo uno dei coniugi violato i patti e postato sul suo profilo, senza il consenso dell’altro genitore, alcune immagini dei minori, il Tribunale lombardo, su ricorso dell’altro coniuge, si è dovuto pronunciare non solo e non tanto sul mancato rispetto, da parte del genitore che aveva pubblicato le immagini dei bambini, delle condizioni di separazione, ma, soprattutto, sulla eventuale esistenza di un autonomo diritto dei minori a vedere tutelata la loro riservatezza.

Il giudice mantovano – rifacendosi espressamente a principi già contenuti in numerose fonti normative, tra le quali la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 e lo stesso Regolamento UE n. 679/2016, ha ritenuto che i minori meritino, relativamente ai loro dati personali, una specifica protezione in quanto sono meno consapevoli, rispetto ad un soggetto adulto, dei rischi, delle conseguenze, dei loro diritti e delle misure di protezione in relazione al trattamento dei dati stessi.

L’inserimento di foto di minori sui social network costituisce di per sé, secondo il Tribunale di Mantova, un “comportamento potenzialmente pregiudizievole” per i minori, in quanto comporta una diffusione delle immagini degli stessi fra un numero indeterminato di persone, anche sconosciute, che potrebbero essere indotte ad avvicinarsi ai bambini, anche con fini illeciti, dopo averli visti ritratti in foto reperite online. Né va sottovalutato, secondo lo stesso tribunale mantovano, il fenomeno allarmante della pedopornografia che fa ampio uso del materiale fotografico di minori reperito in rete, ritoccandolo o sottoponendolo a foto montaggi, per poi diffonderlo per i propri fini criminali.

Il Tribunale di Mantova ha inoltre invocato nella sua pronuncia il diritto dei minori alla tutela dell’immagine, prevista dall’art. 10 del Codice civile e quello alla tutela della riservatezza dei dati personali, prevista dal Codice della privacy (D.lgs. 196/2003), enucleando così un diritto alla cd. baby web reputation – la privacy e la sicurezza dei piccoli in rete – che dovrebbe prevalere anche sulle scelte compiute dai genitori.

Nel caso di specie il Tribunale, accertato che il genitore aveva violato l’impegno di non pubblicare immagini ritraenti i figli minori, formalizzato nelle condizioni di separazione, ha ordinato allo stesso di rimuovere le foto dal profilo personale Facebook; in punto di diritto la pronuncia del giudice si è fondata quindi sulla accertata violazione di un preciso obbligo assunto davanti al Tribunale e disatteso dal genitore poi condannato.

Restano tuttavia di grande interesse le articolate valutazioni giuridiche espresse nel provvedimento dal Tribunale di Mantova, riguardanti i diritti del minore alla tutela della sua riservatezza, valutazioni che pongono un importante interrogativo: ovvero se, in assenza di un obbligo volontariamente assunto a non pubblicare le immagini dei figli, o perfino in presenza del consenso espresso da entrambi i genitori alla pubblicazione, la diffusione delle immagini dei figli minori sui social da parte dei genitori esercenti la responsabilità genitoriale, debba sempre e comunque ritenersi legittima e lecita.

La risposta al quesito non è per nulla semplice: se è vero che tanto il diritto all’immagine di cui all’art. 10 del Codice civile, quanto il diritto alla riservatezza previsto dal Codice della Privacy, si sostanziano in diritti personalissimi del figlio minorenne, il loro esercizio è pur sempre “mediato” dai genitori che hanno, ai sensi dell’art 320 del Codice civile, la rappresentanza legale della prole minore d’età, incapace di agire, nell’ordinamento italiano, fino al compimento del 18 anni; genitori che sono quindi gli stessi soggetti che, proprio in rappresentanza dei figli minori incapaci di agire, sono legittimati a prestare il consenso, ai sensi dell’art. 23 del Codice della Privacy, per il trattamento dei dati degli stessi minori.

Va detto che l’art. 316 del Codice civile puntualizza che la responsabilità genitoriale non può essere “arbitraria” e deve essere sempre esercitata, oltre che di comune accordo tra i genitori, anche tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio.

Lo stesso articolo prevede inoltre che, in caso di contrasto su questioni di particolare importanza, il giudice può essere sempre investito da ciascun genitore, senza particolari formalità, per indicare i provvedimenti più idonei a tutelare l’interesse del minore: ma l’invocazione di questa norma presuppone pur sempre l’esistenza di un disaccordo tra i genitori – nel caso in oggetto tra quello che ritiene di pubblicare le foto e quello che vi si oppone – e non si vede come – ma soprattutto da chi – potrebbe essere fatta valere, a tutela dei minori, se i genitori sono d’accordo sulla pubblicazione, perfino indiscriminata, di immagini dei figli sui social network.

Si tratta di una materia complessa e in continua evoluzione: allo stato vigente della giurisprudenza in materia, può certamente dirsi che deve ritenersi illecita la pubblicazione e diffusione di foto dei figli minori quando non vi sia il consenso di entrambi i genitori esercenti la potestà genitoriale.

Sta peraltro suscitando clamore il caso di una ragazza austriaca che, divenuta maggiorenne, ha denunciato i genitori per aver pubblicato su Facebook centinaia di immagini che la ritraevano da piccola in momenti intimi e privati, genitori che si erano anche rifiutati di rimuovere le foto incriminate allorquando la figlia quattordicenne, venuta a conoscenza della diffusione di proprie immagini, ne aveva chiesto la cancellazione.

Certo si tratterà di una pronuncia di un giudice di un altro ordinamento e tuttavia sarà interessante leggere i principi giuridici che la motiveranno, anche considerato che con l’applicazione del nuovo Regolamento UE 679/2016 dal prossimo 25 maggio 2018 la normativa in materia si uniformerà negli Stati membri della UE.

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