FRANCHISOR E OBBLIGO DI DISCLOSURE A FAVORE DEL FRANCHISEE

Il Tribunale di Trani, con una interessante sentenza del 5.2.2018, ha avuto modo di chiarire alcune questioni riguardanti l’obbligo di disclosure precontrattuale che la Legge 129/2004 – che regola in Italia il contratto di franchising – pone a carico del franchisor e a favore dell’aspirante franchisee.

IL CASO

Un franchisor citava in giudizio il proprio franchisee chiedendo che fosse accertato il grave inadempimento contrattuale dello stesso e conseguentemente fosse pronunciata la risoluzione del contratto per responsabilità del franchisee, con condanna di quest’ultimo al risarcimento dei danni

Il franchisee contestava per contro la nullità del contratto di affiliazione in quanto lo stesso era stato concluso in violazione delle prescrizioni previste dagli artt. 3 e 4 della L. n. 129/ 2004.

GLI OBBLIGHI INFORMATIVI DEL FRANCHISOR

Il citato art. 3 detta un cd. contenuto minimo di informazioni che il contratto deve espressamente indicare; il successivo art. 4 elenca una serie di informazioni che il franchisor è tenuto a dare all’aspirante franchisee, indipendentemente da una richiesta di quest’ultimo, almeno trenta giorni prima della eventuale sottoscrizione del contratto.

Gli obblighi informativi in capo al franchisor, e a favore dell’aspirante franchisee, sono rivolti a garantire a quest’ultimo una sufficiente e adeguata conoscenza del contratto – e in generale della forza e consistenza della rete e del know-how del franchisor – sull’assunto che esso sia, tra le due parti, il contraente piùdebole” e bisognevole di tutela.

LA TUTELA DEL CONTRAENTE “DEBOLE”

L’aspirante franchisee deve intendersi debole sia che si tratti di un soggetto privato, non ancora imprenditore – e dunque ritenuto meno “avveduto” del franchisor – sia che si tratti di un soggetto che è già imprenditore e che voglia investire nella rete del franchisor: in questo secondo caso la “debolezza” dell’aspirante franchisee risiede in una sua ovvia minore conoscenza, rispetto al franchisor, del business dello stesso, ovvero della reale consistenza della rete, del know-how, del modello organizzativo e delle sue potenzialità economiche.

Questo è il motivo per il quale la cd. disclosure precontrattuale è ritenuta dalla legge n. 129/2004 così centrale ai fini perfino della validità del contratto.

Nel caso deciso dal Tribunale di Trani il franchisee convenuto in giudizio per inadempimento lamentava la mancata consegna di una copia del contratto e degli allegati indicati dalla legge nei trenta giorni antecedenti la sottoscrizione del contratto, e chiedeva venisse dichiarata la nullità del contratto.

Sul punto il giudice precisava, in particolare, come il franchisor sia obbligato a consegnare al potenziale franchisee una copia completa del contratto, intendendosi per completa una copia identica a quella che si andrà a sottoscrivere in caso di accordo, comprensiva degli allegati.

Quanto a questi ultimi, il Tribunale precisava che il franchisor può omettere di consegnare al potenziale franchisee i soli allegati che, per motivi di riservatezza effettivamente meritevoli di tutela, consideri opportuno non divulgare nella fase precontrattuale, ferma restando la necessità gli stessi che siano comunque citati nel contratto consegnato.

L’affiliato avrà così la possibilità di esaminare quelle informazioni che lo possono aiutare ad avere una visione reale dell’insegna alla quale intende affiliarsi, e valutare la consistenza della rete e le caratteristiche dell’attività in oggetto.

PROVA DELL’ADEMPIMENTO DEGLI OBBLIGHI INFORMATIVI

Diventa dunque centrale verificare se gli obblighi informativi vengono effettivamente adempiuti dal franchisor che deve dunque porre particolare attenzione alle modalità con le quali comunica le informazioni e la documentazione prescritta dagli articoli 3 e 4 della L. 129/2004.

Il Tribunale di Trani, richiamandosi a una giurisprudenza consolidata sul punto, conferma nella sentenza in esame che la sottoscrizione della clausola contrattuale precostituita e prestampata contenuta nel contratto di franchising, recante la conferma dell’avvenuta ricezione da parte del franchisee della documentazione e delle informazioni dovute, non costituisce difatti circostanza idonea a provare l’avvenuta consegna delle stesse.

È invece indispensabile l’allegazione e la prova sia del contenuto sia delle modalità di messa a disposizione al franchisee di detta documentazione a pena di annullamento del contratto di franchising, come già statuito dal Tribunale di Trento con sentenza del 30 maggio 2014).

All’esito dell’istruttoria, il Tribunale di Trani riteneva che il franchisor non avesse fornito una prova idonea a dimostrare di avere fornito al franchisee tutte le informazioni dovute nei tempi e coi modi previsti.

CONSEGUENZE DELL’OMESSA DISCLOSURE

Rilevata quindi questa circostanza, è interessante il ragionamento del Tribunale su quali devono essere le conseguenze della violazione degli obblighi di informativa.

Quanto alla mancanza di qualche elemento contenutistico, il Tribunale di Trani osserva che il legislatore del 2004 nulla dice espressamente: la sanzione della nullità – che potrebbe in teoria essere coerente con il sistema – non è stata tuttavia giudicata, data la radicalità dei suoi effetti, la soluzione più efficace a tutelare il franchisee contraente debole.

E, in conclusione, il giudice ha ritenuto che l’omesso o il non completo adempimento dell’obbligo di informativa precontrattuale da parte del franchisor debba essere considerata una ipotesi di inadempimento contrattuale da parte di quest’ultimo, con la conseguenza della risoluzione del contratto e della possibilità, per il franchisee, di chiedere il risarcimento del danno.

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