Segreto Commerciale

SEGRETO COMMERCIALE

In una economia sempre più basata sulla commercializzazione di beni immateriali o di idee, e perfino di informazioni commerciali, la tutela giuridica di queste “utilità” – che hanno in sé un valore economico in quanto non di pubblico dominio -, diventa una questione centrale e di massima rilevanza, considerata anche la facilità di accesso e/o divulgazione delle stesse offerta dalle nuove tecnologie digitali.
In questo contesto economico e tecnologico, le imprese possono attribuire a questi “segreti commerciali” – frutto di investimenti in ricerca e quindi ottenuti a fronte di costi sostenuti da chi li detiene -, un valore non inferiore, per lo sviluppo dei loro affari, a quello dei brevetti e di altre forme di proprietà intellettuale come i marchi o i modelli di utilità.

Questi ultimi hanno una loro specifica tutela giuridica che non trova applicazione però per i segreti commerciali, tra i quali è compreso il know-how: cionondimeno le imprese possono avere necessità e interesse a tutelarne la riservatezza, per preservare il vantaggio competitivo che queste informazioni segrete possono loro assicurare.

Proprio al fine di garantire una tutela più efficace dei segreti commerciali nell’ambito dell’Unione Europea, il Parlamento europeo, nel giugno 2016, ha emanato la Direttiva 2016/943 in tema di tutela del know-how e delle informazioni commerciali riservate, Direttiva con la quale sono stati fissati i principi che gli Stati membri della UE dovranno adottare entro il 9 giugno 2018 per recepire negli ordinamenti nazionali la normativa di tutela prevista nella direttiva medesima.

In particolare la Direttiva introduce una nozione comunitaria di “segreto commerciale” e stabilisce le norme quadro per la tutela delle informazioni riservate contro l’acquisizione, l’utilizzo e la divulgazione illeciti, norme che gli Stati membri dovranno attuare nei loro sistemi giuridici.

Segreto Commerciale

Proprio al fine di garantire una tutela più efficace dei segreti commerciali nell’ambito dell’Unione Europea, il Parlamento europeo, nel giugno 2016, ha emanato la Direttiva 2016/943 in tema di tutela del know-how e delle informazioni commerciali riservate.

Secondo quanto previsto dall’art. 2 della Direttiva, è considerato “segreto commerciale” ogni informazione che soddisfi contemporaneamente tre requisiti: 1) sia segreta, ovvero non sia nota o facilmente accessibile a persone che normalmente si occupano del tipo di informazioni in questione; 2) abbia un valore commerciale proprio in quanto segreta; 3) sia stata sottoposta, da parte di chi la detiene in modo legittimo, a misure ragionevoli per mantenerne la segretezza.

La Direttiva specifica poi quali sono le modalità lecite di acquisizione, divulgazione e uso dei segreti commerciali e quali quelle illecite.

L’acquisizione di un segreto commerciale è considerata lecita quando è ottenuta attraverso una scoperta o creazione indipendente, ma anche quando è ricavata attraverso il cd. reverse engineering, ovvero l’analisi dettagliata del funzionamento, della progettazione e dello sviluppo di un oggetto – che può essere un dispositivo, un componente elettrico, un meccanismo o un software – al fine di produrre un nuovo dispositivo o programma che abbia un funzionamento analogo, spesso con una migliore e aumentata efficienza.

E’ invece illecita l’acquisizione di un segreto commerciale ottenuto, senza il consenso del legittimo detentore, con l’accesso non autorizzato, l’appropriazione o la copia non autorizzate di documenti, oggetti, materiali o file elettronici che contengono il segreto commerciale o dai quali il segreto commerciale può essere desunto.

La Direttiva prevede l’obbligo, per gli Stati membri, di introdurre negli ordinamenti interni procedimenti giudiziariequi”, “non costosi o complessi” ed “efficaci” tali da assicurare all’impresa danneggiata un risarcimento di natura economica, risarcimento che tenga conto non solo dei mancati profitti della parte lesa, ma anche del pregiudizio morale derivatole dalla violazione dei suoi diritti sull’informazione riservata.

Accanto a questi procedimenti, la Direttiva prescrive agli Stati membri di prevedere anche misure cautelari che, ricorrendone i presupposti, ordinino al presunto autore della violazione, a titolo provvisorio, la cessazione o, a seconda dei casi, il divieto di utilizzo o di divulgazione del segreto commerciale, oltre al divieto di produrre merci con l’utilizzo delle informazioni illecitamente acquisite, di commercializzarle, prevedendone perfino il sequestro in caso di immissione sul mercato.

Esistono tuttavia delle eccezioni al divieto di divulgazione delle informazioni riservate, in assenza del consenso del legittimo detentore: non è ritenuta illecita la divulgazione quando è fatta nell’esercizio del diritto alla libertà di espressione e d’informazione, o per rivelare, nell’interesse pubblico generale, una condotta scorretta, un’irregolarità o un’attività illecita o ancora se fatta dai lavoratori ai loro rappresentanti, nell’ambito del legittimo esercizio delle funzioni di questi ultimi, sempre che sia necessaria per tale esercizio.

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